Da poco la versione 2.2 di Android, nome in codice “Froyo”, è arrivata anche sul mio HTC Desire. Ho avuto così  modo di provarla per un paio di settimane ed ora vi espongo ciò che ne penso.

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Nonostante il nuovo aggiornamento sia stato definito da Google “minore”, in realtà vanta numerose migliorie e novità. La più impressionante a mio avviso è il WiFi tethering, ovvero la capacità di trasformare il PDA in un mini router, in grado di condividere la propria connessione internet con altri dispositivi dotati di scheda di rete wireless.  Tra le migliorie spiccano la capacità di registrare filmati in alta definizione con una risoluzione massima di 720p, sebbene il frame rate dei video così registrati sia molto altalenante e dipendente in buona parte dall’utilizzo del processore in quel determinato istante. Altre novità includono la possibilità di ruotare lo schermo anche in senso orario, laddove la modalità landscape è supportata, la possibilità di spostare alcune applicazioni (solo quelle che prevedono tale funzione) su scheda microSD senza necessità di “rootare” il telefono e molto, molto altro.

Oltre al sistema operativo vero e proprio si rinnova anche l’HTC Sense, ovvero quella personalizzazione che la nota azienda produttrice di palmari applica ai suoi dispositivi dotati di Android. È stata introdotta la funzione torcia, molto simile a quella già presente nell’HTC Wildfire, che permette di usare il flash della fotocamera come fosse appunto una torcia, con tanto di tre diversi livelli di luminosità. Sono anche stati aggiunti nuovi widget atti ad implementare scorciatoie per le nuove funzionalità direttamente sulla home.

A livello più profondo spicca il compilatore JIT (Just-In-Time). Chi ha dimestichezza con il Java sarà al corrente della lentezza d’esecuzione di un programma scritto in Java contro uno compilato a partire dal C, il compilatore JIT tenta di eliminare, o almeno rendere meno evidente, questa differenza. Come? Utilizzando un linguaggio che si interpone tra i sorgenti scritti in Java e il linguaggio macchina vero e proprio. Questo codice, detto bytecode, solleva il processore del dispositivo dall’arduo compito di dover compilare da zero il programma ad ogni sua esecuzione con un evidente risparmio di tempo e risorse.

Ma ora veniamo alle note dolenti. Per quel che ho potuto constatare il nuovo aggiornamento non è tutto rose e fiori, anzi! Per ogni novità introdotta c’è una falla che aspetta il momento buono per far danni. Per fortuna non sono bug di sicurezza, ma possono risultare molto fastidiosi. Per cominciare il sistema è soggetto a crash, e quindi ad un riavvio del dispositivo, molto più frequentemente di quanto non fosse la revisione 2.1 del software. Ad esempio il tocco di icone di applicazioni che sono state spostate sulla microSD, in determinate circostanze può portare ad una situazione non gestita dal sistema operativo con conseguente crash della Sense. Un altro bug riguarda il calendario. Già nella versione 2.1 era impossibile modificare il tipo di notifica per un singolo calendario senza che le impostazioni degli altri calendari ne subissero l’influenza, ma nella versione 2.2, o almeno nel mio HTC Desire, il calendario non sincronizza gli eventi che vengono creati direttamente dal computer, mentre non ci sono problemi se si creano dal dispositivo.

Quindi che dire? Froyo porta senz’altro delle novità con sé, ma anche difetti che a volte fanno dimenticare la bellezza di questo sistema operativo Open Source. Si spera che nella prossima versione, nella fretta di guardare il futuro, Big G non si scordi di sistemare anche il presente.